Ufficiali a processo in Sardegna: militari colpiti da tumore dopo le esercitazioni. L’accusa dell’Avvocato Alessandro Santoro

Ancora un’udienza fiume nel tribunale di Lanusei per il processo sui cosiddetti “veleni” di Quirra, nel poligono militare di Perdasdefogu. Sotto torchio da parte del pool che difende gli otto imputati – i comandanti che hanno guidato il poligono dal 2004 al 2010, tutti accusati di omissione aggravata di cautele contro infortuni e disastri perché non avrebbero interdetto le zone a rischio – la fisica Antonietta Gatti, esperta di nanopatologia, in questo processo consulente della pubblica accusa e già consulente di diverse commissioni parlamentari di inchiesta sull’uranio impoverito. Per oltre 10 ore la professionista ha risposto alle domande degli avvocati e ha confermato il nesso tra inquinamento bellico e patologie nell’area di Quirra.

I difensori – Francesco e Pierfrancesco Caput, Leonardo Filippi e Andrea Chelo – hanno tentato di screditare la consulente poi sono entrati nel merito delle sue ricerche e perizie richiamando gli studi di altri scienziati che sono arrivati a conclusioni diametralmente opposte. La fisica ha però mantenuto il punto. “Le polveri nocive – ha ribadito – sono nanoparticelle con una composizione chimica riferita ad un inquinamento ambientale militare. Le mie analisi sul poligono di Quirra hanno messo in evidenza che il materiale bellico, esplodendo, creava polveri che ricadevano sul territorio contaminando tutto. Ciò è verificabile dalle analisi col microscopio a scansione con il quale ho analizzo i tessuti patologici dell’uomo, degli animali, e dell’ambiente, all’interno dei quali c’erano le polveri da attività militari”. Il processo è stato aggiornato all’11 aprile prossimo.

“Sono state le nanoparticelle a causarmi il linfoma non hodgkins” è quanto ha appreso dai medici Luigi Aliberti, difeso dall’avvocato Alessandro Santoro del foro di Salerno,
sulla sua malattia. Nei quattro anni in servizio al magazzino movimentazioni e spedizioni materiale speciale del Poligono di Perdasdefogu, il militare ha raccolto migliaia di bossoli da terra, usati nelle esercitazioni, a mani nude, senza mascherina o altre protezioni, che non venivano fornite e delle quali nemmeno veniva fatta richiesta. Raccolti in grandi sacchi di iuta, i bossoli finivano al magazzino, da cui partivano per una ditta esterna che li avrebbe smaltiti. Nessuno invece faceva loro raccogliere i proiettili di un metro lanciati dagli aerei su vecchi camion e carri armati usati come bersagli.

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